Bruno Calandriello e lo YCPA, un presidente con la passione per le regate e un piccolo Club che diventa famoso nel mondo

01 Feb 2017

Anche se non è il fondatore, certamente è la figura che più di ogni altro ha contribuito all’affermazione dello Yacht Club Punta Ala come uno dei luoghi mitici della vela sportiva italiana ed internazionale. Dietro al successo del “fenomeno YCPA” c’è Bruno Calandriello, medico ortopedico con la passione per il mare e storico presidente del Club. È lui che ha trasmesso ai primi soci l’amore per le regate, contribuendo a caratterizzare fortemente in senso sportivo il sodalizio fondato nel 1976 nella località maremmana. Oggi suo figlio Filippo è direttore sportivo dello YCPA, da lui partiamo per ripercorrere le tappe fondamentali di questa grande storia di vela e passione per il mare.

 

Filippo, è tuo padre che ha dato la spinta fondamentale per far nascere lo YCPA. Ci racconti come è andata?
Spesso mio padre viene erroneamente definito il fondatore dello Yacht Club Punta Ala, in realtà non andò esattamente così. Lo Yacht Club Punta Ala nacque il 24 luglio 1976 con la sottoscrizione dell’atto costitutivo da parte dei soci fondatori, i quali nominarono Presidente l’ingegner Giampiero Pesenti. Originariamente il Club era situato in alcuni locali in prossimità della piazzetta dell’Approdo. Pesenti era il presidente della Società Punta Ala, la società immobiliare che ha “colonizzato” Punta Ala, ed è tutt’ora socio onorario del nostro Club. Nella tarda primavera del 1978 a Punta Ala si svolsero i campionati italiani della 1ª, 2ª e 3ª classe IOR, mio padre risultò vincitore con la sua barca, il Dida V, in 2ª classe. Rimase positivamente impressionato da Punta Ala e decise di renderla la base operativa delle sue attività veliche. Dopo qualche tempo assunse la carica di Presidente, mantenendola per 18 anni e dedicandosi al consolidamento del Club dal punto di vista istituzionale e impegnandosi fortemente nella realizzazione della nuova sede, realizzata grazie al supporto dei soci “benemeriti” che invitò personalmente a contribuire con i fondi necessari alla costruzione.

 

Bruno Calandriello è la persona che ha dato, fin dai primi anni, una spinta nel senso dell’attività sportiva e della scuola di vela allo YCPA, poi è diventato celebre proprio per questo. Questo perché tuo padre ha maturato la sua passione per il mare proprio partecipando ad una regata tra Castiglione e la Sardegna…
Sì, proprio così. Mio padre fu invitato a partecipare ad una regata di “trasferimento” tra Castiglione della Pescaia e Porto Cervo; faceva parte dell’equipaggio anche il famoso navigatore Mauro Mancini, che ha messo a disposizione di tutti i velisti i suoi celebri portolani e che purtroppo è rimasto vittima dell’affondamento di Surprise insieme ad Ambrogio Fogar. Questa avventura è stata certamente “fulminante” per mio padre, che l’ha sempre portata nei suoi migliori ricordi di navigazione.

 

calandriello

La presidenza di tuo padre è durata 18 anni, se questo periodo si potesse dividere in tappe fondamentali, quali ti sentiresti di citare?
Si può dire che in sintesi queste tappe sono state tre: la crescita del Club e l’inaugurazione della nuova sede, l’affermazione di Punta Ala come sede di prestigiosi eventi velici di tutte le classi e naturalmente la grande avventura della Coppa America.

 

Nel 1997 Luna Rossa sceglie Punta Ala come base operativa per la grande sfida di Coppa America. Ci racconti come è nata questa avventura che ha dato lustro internazionale alla località maremmana e allo YCPA?
Si tratta di una vicenda troppo importante per essere raccontata in poche parole, in ogni caso ricordo che tutto cominciò con una convocazione straordinaria del consiglio direttivo con all’ordine del giorno un semplicissimo “comunicazioni importanti”: fu in quell’occasione che mio padre svelò che il Club avrebbe partecipato alla Coppa America.

 

Tuo padre ha presieduto un gruppo di soci che hanno messo in campo fin da subito grande impegno e dedizione. Quali sono le figure che insieme a Bruno Calandriello hanno portato YCPA a organizzare manifestazioni di rilievo internazionale?
Sicuramente tutte quelle persone che ha voluto vicino a sé nei consigli direttivi del club. Tra questi sicuramente l’ex presidente Massimo De Sanctis e l’attuale presidente Alessandro Masini. Mio padre però aveva una personalità molto forte e difficilmente delegava ad altri le attività primarie dell’organizzazione.

 

Negli anni ’80 a Marina di Punta Ala sono di casa navigatori come Dennis Conner, Paul Cayard, Francesco de Angelis, Russell Coutts. Come finiscono questi fenomeni della vela mondiale in una località relativamente sconosciuta della Maremma?
I grandi velisti stranieri a quel tempo appartenevano già al mondo del professionismo, quindi facevano parte degli equipaggi delle barche di punta italiane o straniere. Legati agli armatori, questi grandi velisti si spostavano seguendo il calendario delle manifestazioni più importanti. Ricordo ancora molto bene alcuni legami indissolubili formatisi in quegli anni, Dennis Conner a bordo di Yena (dell’armatore Sergio Doni), Paul Cayard e Francesco De Angelis che si alternavano a bordo di Brava (armatore Pasquale Landolfi), Tom Blackhaller a bordo di Twilight (armatore Marcello Campagnano), John Marshall su Mandrake (armatore Giorgio Carriero) e molti altri ancora. Punta Ala si è affermata molto rapidamente come sede di manifestazioni prestigiose per tre ragioni fondamentali: un campo di regata ideale, la qualità elevata del porto e le capacità organizzative del Club.

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