Filippo Calandriello: "Vi racconto mio padre e la sua passione per le regate a squadre"

17 Mar 2016

Il Gavitello d’Argento è dedicato allo storico presidente dello Yacht Club Punta Ala, scomparso nel 2013. Una regata a squadre di club per un trofeo che porta il nome di Bruno Calandriello, medico ortopedico con la passione per il mare che ha contribuito a fare dello YCPA uno dei luoghi mitici della vela sportiva italiana. Chi meglio del figlio Filippo – oggi direttore sportivo del prestigioso Club e per una vita al fianco del padre sui campi di regata più importanti del Mediterraneo – può raccontarci la storia di Bruno e del suo grande amore per la vela.

 

Filippo, com’è cominciato tutto?
Mio padre ha iniziato a regatare insieme ad un gruppo di amici che gli fecero fare la traversata da Castiglione della Pescaia alla Sardegna. Così è nata una passione maturata poi molto velocemente, tanto che nel giro di un paio di anni si è comprato la prima barca, nel 1967, realizzata a Livorno dal cantiere Benello. Poi ha continuato a regatare fino alla fine degli anni Ottanta.

 

Tantissime regate, alcune anche molto importanti…
In quegli anni si regatava in una sorta di circuito permanente, tutte le barche che gareggiavano erano le stesse. L’evento clou della stagione era considerata la regata della Giraglia, che mio padre ha disputato tante volte, vincendola nel ’76 con Dida IV, poi due volte col Dida VI. Una regata che l’ha sempre affascinato, insieme alla Middle Sea Race nel Mediterraneo era considerata la più impegnativa.
La stagione migliore nel 1978, col Dida V (che è la barca raffigurata sul trofeo, ndr) ha partecipato alle selezioni per la Sardinia Cup e al campionato italiano, vincendo in entrambe le occasioni. Poi ha partecipato alla Sardinia Cup con la squadra italiana, vincendo sia come squadra che come barca individuale.
Nel 1979 sarebbe dovuto andare a fare l’Admiral’s Cup: si era qualificato ma non aveva la garanzia di poter avere l’equipaggio ottimale, per questo lasciò il posto allo Iena, arrivata appena dietro alle qualificazioni. Insomma, era una barca molto azzeccata, tant’è che naviga ancora e ottiene discreti risultati.

 

Tuo padre amava anche navigare in crociera?
Assolutamente sì, è sempre stato appassionato di mare e di navigazione. la regata è stato il completamento della sua esperienza di mare. Lui adorava stare in barca, abbiamo fatto delle traversate lunghissime. Un amore che poi ha trasferito nella sua esperienza di dirigente del club di punta ala. Presidente per 18 anni, senza una passione sfegatata per il mare e per la vela sarebbe stata una cosa impensabile. Tante soddisfazioni ma anche tanti grattacapi.

 

Bruno Calandriello ti ha passato una grande passione per la vela, hai un ricordo di voi due in mare che ti fa particolare piacere?
Innanzitutto devo ringraziarlo per avermi passato questa passione, che è la più grande della mia vita. Di momenti ce ne sono tanti, in mare riusciva ad essere molto più aperto e cordiale di quanto riuscisse ad essere a terra. Chi l’ha conosciuto sa che aveva un carattere molto riservato, tanto da sembrare quasi scontroso. In mare si apriva, si vedeva che godeva dello stare in mare con le persone con le quali aveva voglia di condividere questa esperienza.

 

Perché per ricordarlo avete scelto una competizione a squadre di club?
E stato un mio desiderio, perché mio padre è sempre stato molto legato al concetto di essere armatore di una barca che portasse i colori di un club. Prima di essere presidente dello YCPA è stato socio e consigliere dello Yacht Club Livorno, dove ha iniziato. Mi ha sempre fatto capire quanto fosse importante scrivere sullo specchio di poppa il nome dello YC di appartenenza. Da lì l’impegno a ben figurare ovunque si andasse, in giro per i porti come nelle regate. Forse tutto è cominciato quando ha partecipato per lo YCL a un trofeo che è ancora esibito sul bancone dello Yacht Club Porto Cervo, la Settimana delle bocche. Riservato a chi si classificava meglio come club, ognuno rappresentato da 3 barche. Da li si è appassionato ad altre competizioni a squadre, dalla Sardinia Cup all’Admiral’s Cup, dove il concetto di squadra era predominante. Regatare in squadra l’ha sempre sedotto, per questo ho pensato che rispolverare questa formula fosse il modo migliore per dedicargli un evento.

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