I leoni delle regate IOR del 1978 e l'ascesa dello YCPA

10 feb 2017

1978: è in questo anno che lo Yacht Club Punta Ala entra di diritto tra i Club che contano, complice l’organizzazione della prima manifestazione velica di rilievo nazionale. Stiamo parlando dei Campionati italiani IOR I, II e III Classe, alla quale partecipano le più forti barche dell’epoca, protagoniste delle più importanti regate del Mediterraneo e non solo. A due anni dalla fondazione dello YCPA, l’evento è la migliore delle occasioni per presentare il Marina di Punta Ala, appena inaugurato. Sono anni nei quali in quel tratto di mare che bagna la bassa Toscana si scrivono capitoli importanti della vela sportiva: nel 1974 la fusione tra il Circolo Vela Argentario e il Circolo Nautico Porto Ercole dà vita al Circolo Nautico e della Vela Argentario, con sede nel nuovo Marina di Cala Galera. È lì che viene organizzato il primo Campionato invernale della costa tirrenica, con circa 70 barche allo start.

 

Sono gli anni ruggenti dell’International Offshore Rule (IOR), il sistema di stazza introdotto nel 1970 come evoluzione di due sistemi precedenti, quello del RORC (Royal Ocean Racing Club) e quello del Crusing Club of America (CCA). Una nuova suddivisione di barche a seconda del rating assegnato: si trattava in sostanza di un sistema di misurazione che permetteva a barche diverse tra loro di competere ad armi pari, determinando un vincitore assoluto indipendentemente da chi fosse arrivato per primo. Questo grazie al rating, un valore assegnato ad ogni imbarcazione in base ad una serie di parametri.

 

Gli yacht dell’era IOR sono inconfondibili: slanciati, spiccatamente marini e molto veloci. Slanciati perché il sistema di stazza per sua natura portava al disegno di prue e poppe allungate, scafi eleganti con larghezza massima notevole ma concentrata a centro barca. Marini perché capaci di fare ottimi angoli di bolina ma di difficile governo in andature di poppa, mentre il passaggio sull’onda è dolce anche quando il mare viene da prua. La lunga epoca degli IOR coincide con quella del rinnovo dei materiali, gli anni della rivoluzione per lo yachting moderno: il legno viene sostituito con la vetroresina e l’alluminio, per arrivare in seguito ai materiali compositi.

 

La celebre barca di Giorgio Falck, simbolo della sfida tecnologica degli anni 80

Guia, una delle celebri barche di Giorgio Falck, simbolo della sfida tecnologica degli Anni 80

Proprio in alluminio vennero realizzati gli scafi del Dida V (armatore Bruno Calandriello) e di Yena (armatore Sergio Doni), costruite entrambe tra il 1977 e il 1978 e punte di diamante della flotta dello Yacht Club Livorno insieme ad Ariel, una bellissima barca in legno (cantiere De Cesari) disegnata dalla matita di Scott Kaufmann e armata da Giorgio Festimanni. Della flotta dei Campionati italiani IOR del ’78 facevano parte anche altre importanti barche. Tra queste Guia e Vanina dello Yacht Club Italiano, la prima armata da Giorgio Falck, vincitore di tante regate prestigiose – dai Campionato del Mediterraneo del 1972 all’Admiral’s Cup del 1975 fino al Triangolo Atlantico del 1978 – e la seconda di Vanni Mandelli, protagonista dell’Admiral’s Cup del ’79 conclusa al terzo posto alle spalle di Stati Uniti e Australia.

 

Da ricordare anche altre splendide imbarcazioni come Mandrake e Black Swan per esempio, protagoniste di quegli anni e spesso presenti al Marina di Punta Ala accanto a Brava di Pasquale Landolfi, costruita in alluminio dal cantiere statunitense Minneford su progetto di Vallicelli e alla sua gemella Fantasque, prototipo costruito nel ’77 dall’olandese Royal Huissman su progetto di André Mauric, in origine di bandiera francese e poi divenuta italiana e protagonista di molte sfide con la gemella difendendo i colori del Circolo Canottieri Remo e Vela Napoli. 

 

Un altro guidone, quello del prestigioso Yacht Club Costa Smeralda, sventolava sullo strallo di poppa di Rrose Selavy (ex Moonshine), un 43′ dalle doti boliniere epiche nata dalla matita del progettista di ITA 70 Luna Rossa Doug Peterson, seconda della lunga e fortunata serie di barche della famiglia Bonadeo e terza componente del team italiano (insieme a Vanina e Yena) nella tragica edizione dell’Admiral’s Cup del ’79. Furono (anche) queste barche che contribuirono a far crescere la stella dello YCPA, che in pochi anni divenne familiare agli appassionati ed ai navigatori di fama mondiale.

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