Lo YCPA e la sfida in America's Cup: quando Luna Rossa incantò il mondo

17 Feb 2017

Se la storia dello YC Punta Ala fosse un libro, il capitolo di Luna Rossa e della sfida in Coppa America sarebbe uno dei più importanti. Il coronamento di un percorso lungo 20 anni, il riconoscimento unanime dell’impegno e della dedizione del Consiglio direttivo e dei soci che hanno reso possibile l’organizzazione di numerose manifestazioni di rilievo internazionale, portando in un angolo di Maremma fino a qualche anno prima relativamente sconosciuto il gotha della vela mondiale. Tutto ha inizio in un giorno di febbraio del 1997 a Milano, nello studio dell’architetto navale argentino German Frérs: Patrizio Bertelli, patron del gruppo Prada e un passato da velista professionista, sta commissionando la costruzione di una barca da crociera quando all’improvviso nasce l’idea di partecipare alla grande avventura dell’America’s Cup. In pochi mesi il progetto decolla e si forma il primo nucleo del team: il progettista Doug Peterson, l’asso della vela Torben Grael, lo skipper Francesco de Angelis.

 

Come base italiana del team viene scelta Punta Ala, il cui Yacht Club aveva lanciato formalmente la sfida al Defender della Coppa il 21 aprile 1997 e dove le condizioni del mare e del vento si avvicinano di più a quelle del Golfo di Hauraki in Nuova Zelanda, teatro delle regate. Detentore dell’America’s Cup era infatti il Royal New Zealand Yacht Squadron.

 

Mentre la squadra comincia ad allenarsi, nella primavera del 1999 in un cantiere di Grosseto viene costruito il primo nuovo scafo ITA 45, al quale verrà assegnato un nome che resterà celebre: Luna Rossa. Nel primo anno del nuovo secolo Francesco De Angelis e i suoi uomini realizzano un sogno: vincono la Louis Vuitton Cup e conquistano il diritto di sfidare New Zealand per la Coppa America. È la prima volta che uno skipper italiano partecipa a questa prestigiosa competizione, e lo fa con una barca che sventola il guidone dello YC Punta Ala sullo strallo di poppa. Purtroppo l’impresa si fermerà ad un passo dal sogno, il 2 marzo del 2000 Team New Zealand sconfigge Luna Rossa. La squadra di Bertelli avrà una seconda chance nell’edizione successiva, terminata con un’altra sconfitta in semifinale.

 

Per rivivere le emozioni di quei momenti abbiamo fatto qualche domanda ad Alessandro Masini, attuale Presidente dello YC Punta Ala e al tempo membro del Consiglio direttivo.

 

varo_luna_rossa_ycpa

Presidente, come veniste a conoscenza della scelta di Patrizio Bertelli?
Eravamo effettivamente all’oscuro dell’idea che stava nascendo nella testa di Bertelli. Il Presidente Bruno Calandriello convocò un Consiglio direttivo con all’ordine del giorno alcune generiche “comunicazioni particolari”. Si presentò anche Bertelli, che approfittò dell’occasione per svelare la cosa, così con poche parole, senza girarci troppo intorno. La nostra reazione fu naturalmente di stupore, ma anche di estrema soddisfazione. Lui garantì l’impegno economico ed organizzativo, noi stabilimmo che avremmo lavorato a tutto quanto nelle nostre possibilità, impegnandoci per soddisfare tutte le richieste del Team.

 

Cosa ricordi del giorno del varo di ITA 45, il 5 maggio 1999?
Fu una bellissima festa, c’era tutto l’equipaggio, noi come Consiglio direttivo, una cerimonia molto suggestiva. Ancora oggi all’interno della sede del Club sono esposte le foto di quel giorno di primavera.

 

All’interno del Marina di Punta Ala era stata recentemente realizzata la nuova sede del Club, inaugurata nel luglio del 1995. Immagino che anche questo abbia influito nella scelta di Bertelli..
La realizzazione della nuova sede fu fortemente voluta da Bruno Calandriello, che si impegnò tantissimo in quel progetto soprattutto per quanto riguarda il suo finanziamento da parte dei Soci dello Yacht Club. Non credo che nella decisione del patron di Prada influì questo elemento, certamente ci presentammo con una struttura che si dimostrava all’altezza di essere coinvolta in avventura importante come quella della Coppa America.
Un’esperienza profondamente radicata in Toscana, come dimostra anche la scelta del nome della barca. La storia ufficiale raconta che Bertelli fu suggestionato dal sorgere di una grande luna piena e rossastra in una sera d’estate durante una cena trascorsa a parlare di barche sulle colline di Tirli, vicino a Punta Ala..
Sì, anche perché lo stesso Bertelli dal punto di vista velico era nato in Maremma. Dal 1997 al 2004 è rimasto legato allo YC Punta Ala, impegnandosi personalmente dal punto di vista economico, senza l’intervento di nessun altro sponsor.

 

Con la vittoria della Louis Vuitton Cup del 2000 lo YCPA, a poco più di 20 anni dalla fondazione, diventa definitivamente “il luogo” della vela italiana. È il coronamento di un percorso di crescita continua cominciato con i campionati nazionali IOR che abbiamo raccontato nell’ultimo articolo…
Esattamente, in fin dei conti in Italia la Louis Vuitton Cup l’abbiamo vinta solo noi e La compagnia della Vela di Venezia con il Moro di Venezia di Gardini nel ’92. La copia del trofeo è ancora esposto nella sede del Circolo, visto che l’originale passa da un vincitore all’altro. Quella che abbiamo in versione originale invece è la Lipton Cup assegnata a chi perde la sfida finale di Coppa America, rimarranno con noi per sempre e ne siamo particolarmente orgogliosi.

 

Qual è stata l’eredità più importante di questa fantastica esperienza?
Sicuramente la grande soddisfazione di essere arrivati al penultimo gradino di un’importantissima impresa, e questo prima che la Coppa America prendesse una deriva diversa rispetto all’impostazione originaria: non più una sfida 1 contro 1 sul modello del match race – dove la sfida è più tra l’abilità degli equipaggi – ma una sfida tra multiscafi dove vince chi è più veloce. Siamo orgogliosi di esserci battuti in una delle ultime edizioni della “vera” Coppa America.

Foto copertina: ©Carlo Borlenghi

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